“Favorita Amalia”, l’ultima pubblicazione di Nicola Gaetini

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Favorita Amalia Nicola Gaetini

La prefazione è stata curata dalla prof.ssa Maria Lucia De Nicolò, dell’Università di Bologna:

Dopo la pubblicazione dei volumi “ Nà sventola, nà rola, el sugo bolle ‘nte na cazzarola” (2009) dedicato ai cibi della tradizione, “Il mare nel cassetto” (2012) a guida della “mostra permanente” di oggetti e temi della cultura marinara; “Mi ritorni in mente. Viaggio della memoria” (2014), con uno spaccato estremamente ricco e variegato su storia, usi e tradizioni soprattutto relativi al mondo rurale, Nicola Gaetini in quest’ultima pubblicazione si concentra sul rapporto dei portorecanatesi con il mare, il cui costante richiamo sostiene tutta narrazione, animata da un lavoro di ricerca minuzioso, da pazienza e passione che, rispetto ai precedenti testi, per certi versi restituisce un quadro di conoscenza più intimo, con uno sguardo che parte dalla sua famiglia e dalla memoria di suo padre, a cui dedica il libro. Favorita Amalia, il nome della barca di famiglia che dà titolo al libro, di per sé già spiega l’intendimento dell’Autore di riagganciarsi ad una trama di ricordi personali, per poi passare alla raccolta di testimonianze molteplici che danno sostanza al volume, costituito in massima parte dalla materia viva del racconto che uomini e donne hanno fatto del loro operare, del loro quotidiano fra gioie e privazioni, di vite trascorse sui ritmi della natura (Una barca, una famiglia, una comunità. Portorecanati tra terra e mare). L’attenzione si sposta ora, più approfonditamente, sulla società marinara, indagata nel vivere quotidiano, nelle pratiche di lavoro, ma anche negli aspetti più propriamente culturali e antropologici, indagati soprattutto sulla scorta della fonte orale, supportata da materiali archivistici, fotografici e documentari.amalia
Il libro tiene conto della storia dell’insediamento, mescolando al racconto anche brevi stralci di studi sulle origini e sull’evoluzione delle comunità costiere marchigiane e delle attività alieutiche svolte in prossimità delle rive e in mare aperto, utili a spiegare le peculiarità locali e a dar maggiore efficacia ai quadri tematici che Nicola Gaetini disegna, mettendo a frutto un sapere che gli deriva dalla propria storia personale, messa confronto e corroborata dalle storie di innumerevoli altri testimoni. Luoghi, mestieri e sapori di un tempo vengono così recuperati nella memoria, selezionati e descritti nell’intento di dar corpo e trasmettere la “cultura del silenzio”, cioè la cultura di una comunità cresciuta fra tra terra e mare che non ha lasciato documentazione scritta della sua operosità, pur avendo forgiato le strutture di una civiltà delle rive.
L’attività della pesca ha costituito una componente significativa nella storia di Porto Recanati. Nei secoli di età moderna si forma anche qui come in molte altre realtà costiere marchigiane un insediamento di pescatori e in queste pagine si ripercorrono le tappe più significative della sua evoluzione storica che porta a riscoprire la realtà di un lavoro duro, faticoso, irto di pericoli che trova come protagonisti uomini abituati ad affrontare in modo solidale le avversità della vita ed insieme a rivelare il ruolo delle donne nelle attività lungo le rive, in casa, nel compito quasi esclusivo della vendita del pescato. Viene argomentata la realtà di una miseria diffusa, di un analfabetismo pressoché assoluto, di lotta per la sopravvivenza, ma anche la forza morale di un mondo arcaico soggetto a regole, doveri, comportamenti tramandati di padre in figlio ed appresi nel duro periodo di apprendistato che iniziava fin dalla più tenera età. La ricerca si apre poi a spiegazioni puntuali sull’evoluzione dei mezzi tecnici relativi alle pratiche di pesca costiera (la “sciabica” in primis) e d’altura, alle barche, alla navigazione; si danno informazioni sui carpentieri navali, sui cantieri, su costruzione e manutenzione dei legni, sulla fabbricazione di reti e vele, sui disegni e colorazione araldica/simbolica di queste ultime, passando poi a ricordare i metodi di conservazione e distribuzione del pesce, con precisazioni sulla stagionalità delle catture, sulle specie ittiche, su tempi e spazi del mercato .
Un insieme di esperienze viene penetrato da Gaetini con piena consapevolezza antropologica nel tessuto dei gesti e degli ingegni popolari, visti come specchio di una integrale vicenda umana che riassume la storia di un passato recente. Il suo viaggio nella memoria si fissa dapprima sulle ragioni del territorio per poi soffermarsi su usi e costumi del rapporto con il mare, sull’organizzazione del mondo marinaro attraverso personaggi e mestieri, sugli aspetti simbolici delle feste e dei momenti conviviali, ripercorrendo la sapienza dei rimedi, i riti celebrativi delle ricorrenze religiose, usando spesso un linguaggio affabulatorio e proverbiale, colorito dai fraseggi in vernacolo, per definire anche il contesto comunicativo dei marinai.
I mestieri esplorati, a diretto contatto con la natura, sono quelli contrassegnati dal duro spessore dell’arte di sopravvivere, quotidiani, esercitati con le braccia, con il rischio del corpo in antagonismo con le avversità meteorologiche e del mare, affidati spesso al gioco della fortuna, sorretti da pochi strumenti manuali e dalla fatica.
Si esprimono le ricchezze spirituali e i comportamenti morali, le sapienze tradizionali e le conoscenze empiriche, ma profondissime, dei fenomeni naturali e biologici, gli atteggiamenti simbiotici con i cicli della flora e della fauna, del tempo meteorologico e il perfetto inserimento della comunità dei pescatori nello spazio ambiente, integralmente capito e rispettato.
La ricerca di Nicola Gaetini trattiene in sé quanto serve per un progetto museale e, considerando l’opportunità dell’uso della storia e delle tradizioni locali per un marketing territoriale, molto spesso più supposto che praticato, tutti questi elementi, se combinati in una prospettiva di sostenibilità, possono stimolare una sorta di ‘ritorno al futuro’, basato sul recupero e riproposizione di una ‘memoria ancora viva’ quale elemento programmatico per un’originale attrattiva turistica, fonte di nuove produzioni e magari di una rigenerazione, certamente rapportata al mondo attuale, di antichi paesaggi culturali, linguaggi, mestieri, saperi, sapori a rimarcare il valore del patrimonio locale.

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