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La nota di “Patto per Porto Recanati”

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Patto Porto Recanati

Riportiamo la nota resa pubblico dal movimento “Patto per Porto Recanati”:
“A mente fradda, lontano quindi dalle forti polemiche, pretestuose o meno, derivate dall’annunciato voto favorevole all’annullamento della delibera di fine 2013 circa la variante al prg relativa al lotto agricolo definito Burchio e da tutto il bailamme che da esso è derivato, parafrasando un illustre cittadino recanatese, ‘mi sovvien della strenua pugna’ un’immagine bucolica, agreste, che mi porta indietro negli anni, a ridosso di quella verde collinetta che affacciava sul mare. Provate ad immaginare… uno stuolo di ragazzini che si rincorrevano felici, liberi come l’aria, facendo capriole sul rigoglioso prato verde; tra tutti vedo una bambina, alta, carina, dai capelli lunghi e neri: il suo nome era Sabrinetta e tutti i suoi amici le volevano un gran bene perché era molto dolce. Il suo amico del cuore era un ragazzino con gli occhiali e la zazzera selvaggia, praticamente il capo gruppo, Lorenzino, che insieme agli altri amici, tra cui in particolar modo Attiliuccio ed Italetto, insieme ad una amica paffutella di Loreto, vivevano in armonia con quel posto, fino a giurarsi che mai nessuno avrebbe distrutto il loro sogno di bambini.

Ma ciò che stava per succedere li colse di sorpresa. Infatti una bambina pestifera, biondina e minutina, che abitava in un paesino poco distante ma che a Porto Recanati era conosciuta da tutti per il suo carattere prepotente e bizzoso e anche perché figlia adottiva di una coppia di stranieri, papà russo e mamma americana, in accordo con i suoi genitori, voleva quella collina tutta per se, per i suoi giochi, togliendola così a quei poveri bimbi che non avrebbero più avuto il loro spazio per continuare a sognare. E fu così che Rosalbina, il nome della bambina, con gli amici ricchi dei suoi genitori, cercò di comprare la collinetta dove avrebbe costruito un grande castello per giocare con gli altri bambini che la accompagnavano. Quando Sabrinetta e Lorenzino seppero ciò si arrabbiarono così tanto che si ammalarono. La malattia che li colpì fu molto cattiva. Ormai erano completamente immobili, qualcuno pensava addirittura che di li a poco sarebbero potuti anche morire. Nessuna cura era efficace; ripetevano con una cadenza lenta ‘No al Burchio, No al Burchio’ fino allo sfinimento. Tutti i portorecanatesi si impietosirono di ciò che stava capitando a quei poveri bambini tanto che decisero di creare un gruppo per cercare di salvare le vite dei due innocenti. Il gruppo si formò e prese il nome di ‘No al Burchio’ come la cantilena di quei poveri bimbi e per far sapere a tutti che quella collinetta era di quegli innocenti e dei loro fanciulleschi giochi e che nessuno l’avrebbe più toccata. Apriti cielo!!! Rosalbina era infuriata e come una tigre si scatenò sulla dolce Sabrinuccia che nel frattempo era, come per incanto, guarita dal torpore e come per magia, acquisento una grinta come mai prima di allora. Ma ormai tutto era chiaro. Sabrinuccia e Lorenzino potevano continuare a sognare mentre la Rosalbina, triste ed abbattuta, insieme a mamma e papà, dovette recedere dal suo progetto e ritornare mogia mogia nella sua vecchia casa a ‘pettinari’ le sue quattro bambole.

Quindi, come in una favola, si è consumata la tragicommedia portorecanatese alla fine senza vincitori nè vinti, anzi, con un grande sconfitto: il Partito Democratico.
Non mi era mai capitato, nella mia abbastanza lunga militanza politica di assistere ad un epilogo così strano, che ha avuto dei passaggi estremamente pericolosi per la tenuta dell’Amministrazione.
Nella sua apertura, la sindaca si è scagliata con veemenza e cattiveria ‘politica’ contro l’atteggiamento pilatesco, anzi decisamente, a suo dire, distruttivo ai limiti del tradimento ideologico, del partito di maggioranza.
Una requisitoria forte, decisa, cattiva, che ha mostrato una Montali ben lontana dal politico accomodante che eravamo abituati a conoscere. Qualcuno, più malignamente, ha pensato che questo atteggiamento poteva e doveva essere un chiaro segnale non solo al PD ma anche a Riccetti, da molti ritenuto il vero Richelieu di questa amministrazione, colui che in un modo o nell’altro, grazie al congruo numero di consiglieri fedeli alla sua causa, potrebbe decidere la vita o la morte di questo governo cittadino.

Vabbè, illazioni a parte, quello che non capisco resta l’atteggiamento del PD.
Gli schiaffi presi sono stati pesanti ed hanno sicuramente lasciato il segno; la Montali non ha avuto nessuna pietà di chi le ha portato i voti necessari alla sua elezione, distruggendo come un martello pneumatico chi ha rinnegato il programma sottoscritto dalle parti.
E la Cicconi!!! Annichilita, forse sorpresa dall’attacco ad alzo zero, non ha saputo imbastire una neppur minima difesa d’ufficio; ancora peggio è stato uscire dall’aula al momento del voto, facendo intendere, con quest’atteggiamento interlocutorio, che ci saranno o potrebbero esserci, margini per poter tornare a lavorare sotto un tetto comune.
Del direttivo del partito meglio stendere un velo pietoso.
Un’uscita di un dirigente di primo piano quasi giustificava l’atteggiamento del duo Montali-Riccetti invece di difendere a spada tratta il sacrosanto atteggiamento della Cicconi, la quale, pur ribadendo il suo ‘No’ al Burchio ha manifestato una paura comune a tanti circa la possibilità di dover pagare una fortissima penale che avrebbe gravato sulle casse del Comune.

Dulcis in funto. A noi del ‘Patto’ non interessano le beghe del centrosinistra; possono ‘scornarsi’ come meglio credono, ma non possiamo che apprezzare il comportamento prudente del PD stigmatizzando la requisitoria della sindaca, spesso inutilmente sopra le righe.
Speriamo, come già accennato in precedenti comunicati, che le prese di posizione non gravino sulla cittadinanza. Sarebbe l’ennesima beffa”.

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